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Girona, la Madre di Israele

La chiamavano così la città spagnola prima della cacciata degli ebrei. Un viaggio nel quartiere ebraico

Ufficialmente, a Girona non vivono più ebrei. In compenso, il suo centro storico è rimasto pressoché uguale a quello che un tempo era il Call, il quartiere ebraico medievale. Percorrere oggi le sue strette vie e arrampicarsi lungo i vicoli che conducono alla Cattedrale significa fare un tuffo nell’epoca d’oro della città nota come Madre di Israele.
Parliamo di un tempo lontano, antecedente lo stesso decreto di Alhambra che cancellerà per secoli la presenza ebraica dalla Spagna. Quando nel 1492 Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona espulsero tutti i non convertiti dal loro regno, il numero di ebrei che vivevano a Girona si era già ristretto ad appena un centinaio o poco più. La comunità che contava un migliaio di uomini e donne fino al XIII secolo era ormai stremata dalle dure persecuzioni iniziate oltre cento anni prima. L’ondata di accuse assurde, prima tra tutte quella di aver causato la peste del 1343, era culminata il 10 agosto del 1391 con il violento attacco popolare che aveva costretto centinaia di ebrei a rifugiarsi per oltre 17 settimane nella Torre Gironella. Oggi di questa torre, punto più alto delle antiche fortificazioni romane che abbracciavano la città, sono rimasti solo i ruderi invasi dalla vegetazione ed è difficile immaginare lo strazio di cui era stata protagonista. Lo stesso si può dire di tutta l’area che conduce alle mura, dove sembra cancellata ogni memoria triste, sostituita da un’atmosfera magica che i turisti ebrei sembrano i primi a riconoscere.

La Cattedrale

Partendo idealmente proprio dalla Torre, accedere al centro storico, che qui è tutt’uno con l’antico quartiere ebraico, è un’esperienza emozionante di viaggio indietro nel tempo.
Il primo monumento importante che si incontra è la stupefacente Cattedrale gotica. Corredato da una scenografica scalinata (qualcuno vi riconoscerà una location della serie Game of Thrones…), questo edificio sorge nella stessa area in cui si insediarono le prime famiglie ebraiche. I documenti parlano dell’890 e queste persone, giunte dalle campagne vicine, fondarono in città la loro prima sinagoga proprio nei pressi della chiesa cristiana. A partire dal XI secolo si hanno notizie più dettagliate sulla popolazione ebraica, che stava diventando via via più numerosa acquistando terre e proprietà. La sintonia con i concittadini cristiani e i governanti non era sempre perfetta, soprattutto per questioni economiche, tanto che tra il 1068 e il 1078 fu approvata una legge che imponeva agli ebrei di versare allo Stato l’equivalente di un decimo dei beni acquistati dai cristiani.

Il Call

Le case acquistate e abitate dagli ebrei si concentravano in quello che oggi è il cuore della città vecchia. Il Call, nome con il quale si indica in catalano il quartiere ebraico, si trovava all’estremità più esterna delle fortificazioni sulla riva destra del fiume Onyar, il pittoresco corso d’acqua che ancora oggi attraversa la città. Quella che oggi è la via più battuta dal turisti, Carrer de la Força, con la sua ripida stradina laterale Carrer de Sant Llorenç, segnava idealmente il confine settentrionale del quartiere ebraico. A nord si trovava la Calle Judaica, che con la piazza del mercato costituiva il centro della Juderia.
Nonostante gli sforzi delle guide turistiche, che in buona fede ma senza alcun appiglio storico indicano regolarmente questo o quel palazzo come casa natia di uno dei notabili ebrei, non è possibile individuare con precisione dove vissero gli oltre 120 autori che tra l’XI e il XV secolo si dedicarono qui a ogni campo dello scibile umano, dall’astronomia alla medicina, passando dalla teologia alla letteratura. Quanti dopo il 1492 presero possesso degli antichi immobili ebraici non badarono certo a conservare la memoria degli antichi abitanti, e se qualche stipite in pietra presenta ancora una scanalatura dove un tempo si trovava la mezuzah, della sua storia non è comunque possibile sapere alcunché.

Tra le personalità che stimolano la curiosità di studiosi e turisti ci sono due tra i più celebri rappresentanti della letteratura cabalista, che trovò a Girona uno dei suoi centri più importanti. Tra le sue personalità d’eccellenza figurano Azriel de Girona e il suo discepolo Moshe ben Nahman, il Nahmanide. Il primo era stato uno dei maestri fondatori della Kabbalah a Girona, autore di un commento al Cantico dei Cantici in chiave mistica nonché di uno al Sefer Yetzirah. Il suo allievo, Rabbi Moshe ben Nahman, noto anche con il nome catalano Bonastruc ça Porta ma soprattutto con l’acronimo RaMbaN, è considerato la grande autorità talmudica della sua generazione in Spagna. Rabbino capo della Catalogna, fu un profondo difensore dell’ebraismo ed è ricordato per aver partecipato alla famosa disputa di Barcellona del 1263. ​​Indetto dal re Giacomo il Conquistatore, il dibattito lo vide scontrarsi con il frate domenicano Pablo Christiani per stabilire se Gesù fosse o no il Messia. Rientrato a Girona dopo tre giorni di dibattiti teologici, il Nahmanide scoprì che il vescovo locale aveva messo in giro false dichiarazioni sull’esito della disputa imponendo a tutti gli ebrei di convertirsi al cristianesimo. Anche qui il Ramban riuscì a far valere le proprie argomentazioni, suscitando però le ire del prelato e decidendo, all’età di 73 anni, di lasciare per sempre Girona e la Spagna per trasferirsi in Israele. Ai discepoli che gli chiedevano come avere notizie della sua eventuale dipartita, il maestro avrebbe risposto di osservare la menorah posta sulla tomba della madre, sepolta al Montjuic. Il giorno in cui questa fosse apparsa incrinata sarebbe stata l’ora di recitare il Kaddish per lui.

Nonostante una vita trascorsa nella città catalana, pare che Girona compaia negli scritti rimasti del Nahmanide in questa sola occasione, in riferimento alla montagna degli ebrei.
Oggi questo antico sito, impiegato dalla comunità ebraica almeno dal Duecento, non riporta più alcuna traccia della sua antica destinazione. Il monte, in realtà una collina alta poco più di 200 metri e posta a nord del centro storico, appena fuori le mura, aveva accolto le sepolture della comunità di Girona per almeno tre secoli. Al momento della loro espulsione, gli ultimi ebrei della città donarono il sito al nobile Joan de Sarriera per ringraziarlo dei favori fatti alla comunità. Nei secoli successivi la popolazione locale avrebbe saccheggiato il luogo sacro utilizzando le lapidi come materiale da costruzione, in una progressiva opera di distruzione che lo condannerà all’oblio fino al 1862, quando i lavori di costruzione della ferrovia portarono alla luce venti lapidi.

Il Museo Ebraico

Oggi gran parte di quanto è stato faticosamente recuperato da case e scavi è conservato presso il Museu d’Història dels Jueus, in Carrer de la Força 8. Inaugurato nel 2000, il museo si trova all’interno del Centre Bonastruc ça Porta, in un edificio costruito sulle rovine dell’ultima sinagoga, e ne divide gli spazi con l’Institut d’Estudis Nahmànides, istituito nel 1997 per tutelare e approfondire l’opera del Ramban. Articolato in undici sale, il museo si concentra sugli ebrei della Catalogna e di Girona, presentando una selezione di strumenti e di oggetti ritrovati durante la ristrutturazione di case che appartenevano agli ebrei prima dell’espulsione, oltre a preziosi rotoli della Torah e a documenti che testimoniano dell’eccellenza raggiunta dagli ebrei di Girona nel campo scientifico e artistico. Tra questi, mappe, calendari e carte astronomiche conosciuti in tutta Europa insieme a bussole e dispositivi di navigazione. Le diverse sezioni illustrano aspetti della vita degli ebrei nel Medioevo, dalla quotidianità sociale e familiare nel Call all’organizzazione comunitaria. Una sala, in particolare, è dedicata alle lapidi recuperate dal cimitero del Montjiuc, disposte in modo tale da ricreare un’area del cimitero. Completano il percorso i resti archeologici di un Miqveh del XV secolo, visitabili anche virtualmente dal sito dedicato grazie a un accurato progetto di digitalizzazione degli spazi.

Il Call

Usciti dal museo ma non dall’atmosfera densa di spiritualità del centro storico, la cui bellezza è tutelata da un progetto di restauro istituito dal Comune di Girona nel 1987, è inevitabile chiedersi se, come detto in principio, qui gli ebrei siano davvero tutti scomparsi. La realtà potrebbe essere leggermente diversa. Come avviene in ogni luogo anche più sperduto del mondo, anche qui qualche anno fa si è insediato un Centro Chabad che risponde all’occorrenza anche alle esigenze dei viaggiatori ebrei, sia per la preparazione di pasti kosher sia per la celebrazione delle funzioni di Shabbat. Per quanto riguarda quelli residenti, sembra che comunque qualche ebreo viva ancora nell’antica Città Madre di Israele e nei suoi sobborghi. Quasi tutti piuttosto anziani, non vi sarebbero nati, ma vi sarebbero invece giunti dalla Francia, dalla Russia, dagli Stati Uniti e dall’Argentina. Privi di una comunità organizzata, sembra che non si conoscano tra di loro, ma che conservino tutti l’orgoglio di essere tornati ad abitare in questo luogo un tempo tanto importante per il mondo ebraico.

Camilla Marini
collaboratrice

Camilla Marini è nata a Gemona del Friuli (UD) nel 1973, vive a Milano dove lavora da vent’anni come giornalista freelance, scrivendo prevalentemente di cucina, alimentazione e viaggi. Nel 2016 ha pubblicato la guida Parigi (Oltre Edizioni), dove racconta la città attraverso la vita di otto donne che ne hanno segnato la storia.


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