Cultura
Viaggio storico e illustrato tra le sinagoghe italiane

“Sinagoghe italiane raccontate e disegnate”, un libro di Adam Smulevich e Pierfranco Fabris

Si sa, viaggiare da fermi è un’arte antica che, ahinoi!, stiamo sperimentando con tutta la creatività dettata da questi lunghi mesi di pandemia. E il libro di Adam Smulevich con i disegni di Pierfranco Fabris, Sinagoghe italiane raccontate e disegnate appena uscito per Biblioteca dell’immagine, è uno strumento fantastico per farlo. Perché si muove lungo tutta la penisola, tra le storie delle comunità ebraiche che la abitano e le illustrazioni dei gioielli da visitare. Un viaggio in Italia mirato agli edifici di culto ebraici, che si intreccia con la storia del Paese, con gli stili architettonici e con le alterne vicende degli ebrei.

Prima di partire occorre fare una precisazione tecnica, necessaria a definire l’argomento: cosa sono le sinagoghe? Bisogna cominciare dall’esilio di cui parla Giuseppe Verdi nel suo Nabucco, quando accenna alla conquista di Gerusalemme da parte dei babilonesi nel 587 a.C. e la deportazione ebraica sulle sponde del fiume Eufrate. “Gli ebrei sono defraudati della patria, ma soprattutto del loro spazio vitale. Si tratta del grande tempio costruito dal re Salomone secoli prima. Conosciuto come Beth haMikdash (casa del santuario), era il centro di tutta l’esperienza ebraica”, scrive Smulevich. E qui comincia il nostro viaggio. Perché, continua l’autore, “Il senso di vuoto definisce l’esistenza di quegli esuli, ma è un vuoto che si cerca in qualche modo di colmare. Ad assicurare la continuità, pur nella differenza, è una istituzione destinata ad imporsi: la sinagoga. Termine greco, sinagoga è l’esatta traduzione di Beth haKnesset. E cioè la locuzione ebraica che ne designa la funzione, che da allora svolgerà fino ai giorni nostri, di “casa dell’assemblea”. In sinagoga si svolge la vita sociale. In sinagoga si prega insieme. In sinagoga si costruiscono le premesse per l’istituzione di un canone condiviso che rafforzerà la comunanza di ideali e destino di un popolo unito anche quando costretto ad essere separato. La sinagoga è soprattutto la dimora della Torah, e cioè dei cinque libri del Pentateuco”.

Dunque, si parte a raccontare tutte quelle case dell’assemblea che hanno fatto la lunghissima storia degli ebrei in Italia.

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Con i relativi riti particolari, perché se è vero che oggi si può parlare di un rito italiano, è altrettanto vero che le diverse comunità conservano e tramandano tradizioni particolari.

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“Ogni Comunità ha il suo rito e le sue specificità. È anche quello un modo per tramandare, “le dor va dor” (di generazione in generazione), l’orgoglio dell’appartenenza. In ebraico, per definire le consuetudini in vigore localmente, anche per quanto concerne la pratica sinagogale, si usa il termine minhag. Otto, nell’ambito del canto, i gruppi di minhagim (plurale) classificati a metà degli Anni Cinquanta dal musicologo Leo Levi. Vi si trovano influenze sia dell’ebraismo sefardita (cioè originario della penisola iberica) che di quello ashkenazita (dell’Est Europa)”, spiega Adam Smulevich, che aggiunge alla lista di Levi i minhagim delle comunità ebraiche giunte in Italia più di recente, quelle provenienti dalla Libia, dall’Iran, dalla Siria, dal Marocco e dal Libano.  Identità e appartanenza infatti si possono declinare in infiniti modi possibili, come ricorda l’autore citando Ben Gurion quando, nel 1958, rivolse a 50 tra intellettuali e rabbini, una domanda tanto semplice quanto infinitamente sfaccettata: cosa significa essere ebreo? Non è difficile immaginarsi l’eterogeneità delle risposte, che “Stimolarono un dibattito che difficilmente avrà mai un esito definitivo”, si legge nel volume “È ebreo senz’altro l’ortodosso che prega con fervore al Muro occidentale e che è più semplice identificare rispetto ad altre categorie. Ma è (o meglio dire era) ebreo anche Philip Roth, il geniale scrittore che dal punto di vista religioso si professava ateo ma che ha portato a un livello sublime quel genere molto amato dal pubblico, anche italiano, che è la letteratura ebraica. Un ateismo permeato di ebraismo“.  Impossibile poi, in un volume come questo, non citare la barzelletta dell’ebreo che naufraga su un’isola deserta: “Quando finalmente una imbarcazione arriva a salvarlo”, racconta Smulevich, “il novello Robinson Crusoe mostra ai suoi salvatori le due sinagoghe che ha nel frattempo costruito in quel lembo di terra. “Perché due?”, gli viene chiesto. Il naufrago risponde stizzito:“Questa è la sinagoga in cui vado io, mentre nell’altra non ci metterei mai piede!”.

Si comincia da Trieste, con la sua attuale sinagoga, inaugurata nel 1912 su disegno degli architetti Ruggero e Arduino Berlam. “Monumentale ma al tempo stesso austera, quella di trieste è una delle sinagoghe più grandi d’Europa. Due gli spazi usati per la preghiera: la grande sinagoga, nelle festività principali, e un più piccolo oratorio per le altre circostanze. Imponente l’aron con porte di rame dorato. A sovrastarlo un’edicola in granito rosa che sorregge le tavole della legge. nello spazio antistante si trova invece la tevah a leggio. A spiccare all’esterno il rosone centrale, con una grande stella di Davide che dà luce agli interni e irradia una serie di decorazioni floreali. la monumentalità è data anche dall’altezza della cupola: 30 metri”.

 

Quindi Venezia, con un articolato percorso per immagini tra le diverse sinagoghe che compaiono nel ghetto.

 

Verona, Padova, Merano, con quella bella sinagoga tra gli alberi

Il viaggio prosegue snocciolando le meraviglie ebraiche presenti nelle città di ogni regione. Dal ricchissimo Piemonte, territorio di sinagoghe importanti e imponenti, talvolta così barocche da destar stupore in chi le osserva, alla Lombardia, L’emilia Romagna, La Toscana. Qui vale la pena di soffermarsi sulla sinagoga di Livorno, opera post bellica edificata nello stesso luogo di quella più antica, risalente al 1600 (e da molti ritenuta la più bella d’Europa) ma distrutta dai bombardamenti. A firmare questo inconsueto edificio è l’architetto romano Angelo Di Castro che realizza un progetto in cemento armato che richiama la forma del tabernacolo. La nuova sinagoga viene inaugurata nel 1962.

Quindi si giunge a Roma, per andare poi nelle Marche, a Napoli e da lì in Puglia e in Sicilia. Il viaggio, da Trieste a Palermo, senza contare le deviazione ad Est e a Ovest della dorsale appenninica, è lungo più di 1580 chilometri: c’è da divertirsi!

Adam Smulevich e Pierfranco Fabris, Sinagoghe italiane Raccontate e Disegnate, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 336 pp, 15 euro

Micol De Pas

È nata a Milano nel 1973. Giornalista, autrice, spesso ghostwriter, lavora per il web e diverse testate cartacee.


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